

Erano una sola superficie finché non lo furono più. Il fuoco si mosse in quell'istante come si muove il fuoco: scelse, strappò, fiorì e non tornò. Quando le facce si staccarono, il cuore giallo si spaccò. La piastrella A si tenne il tuorlo più denso, incrinato in poligoni, ancora quasi intero. La piastrella B si tenne la luce di dopo: crema nelle crepe, una fiamma di rosso che sale dove il cerchio si è spezzato.
Intorno a entrambe le gemelle il rosso si posò in celle, un letto di lago crepato che tiene ancora il calore. La piccola isola alla deriva sull'una è cugina della fiamma sull'altra. Ai piedi della piastrella A l'arancio si mescolò al bianco e corse, una colata lenta che la separazione non riprese. Il rilievo è quel partire: creste, conche, alvei asciutti sul biscotto ceramico che resta grigio di forno.
Stare fra loro è stare nella larghezza esatta dello strappo. Le piastrelle gemelle non furono mai due cose. Un calore. Poi due bagliori. Poi questo.
Si staccarono come il fuoco lascia una stanza. Una gemella tenne il cuore più denso, giallo incrinato in poligoni, una piccola isola rossa ancora alla deriva. L'altra prese la luce nelle crepe e la fiamma che spezzò il cerchio. Intorno a entrambe, un lago secco di celle che tiene ancora il calore. L'arancio corse in basso e si mescolò al bianco. Il rilievo è quel partire: creste, conche, alvei incisi in un istante, poi fermi. Due facce che erano una, la larghezza dello strappo e non più vicine.
Dopo il calore — Ascolta



















